Il prurito, questo sconosciuto

Il prurito, questo sconosciuto

Il prurito è uno dei disturbi epidermici più fastidiosi. Il desiderio di grattarsi provoca arrossamenti, irritazioni o addirittura lesioni della pelle. Leggi l’intervista al nostro esperto per scoprire come alleviarlo.

Il prurito è una delle sensazioni cutanee più sgradevoli: a volte può arrecare più disturbo ed essere più invalidante del dolore stesso. È possibile classificarlo in essenziale - senza causa apparente - o patologico - associato a disturbi e malattie? Quali sono le principali cause del prurito?
Il prurito è effettivamente un sintomo molto sgradevole. Può essere tipico di malattie dermatologiche e accompagnare o precedere varie patologie sistemiche, ma può anche essere un fenomeno isolato. Il prurito viene considerato come una forme di nocicezione. Per via della sua genesi, esso è il risultato finale di una rete complessa che comprende un gran numero di mediatori centrali e periferici. A livello distale, questi mediatori innescano una cascata trasmissiva da terminazioni sensitive comuni a quelle della percezione del dolore, cioè particolari fibre nervose che si trovano nello strato papillare del derma e che veicolano lo stimolo ai neuroni del midollo spinale. Da qui il segnale giunge ai neuroni dell’area sensoriale della corteccia cerebrale. Le forme d’inquadramento di questa sintomatologia sono molteplici e in evoluzione continua. Numerose condizioni fisiologiche si associano al prurito, come la gravidanza, la menopausa e la cute secca, in particolare nell’anziano. Riassumendo le forme d’inquadramento possiamo distinguere il prurito acuto (tipico è quello da puntura d’insetto) da quello cronico (contraddistinto da una durata di almeno sei settimane continuative), il quale può essere associato a numerosissime condizioni patologiche, sia sistemiche - quali insufficienza renale, epatopatie, patologie metaboliche (diabete, gotta), carenze alimentari, neuropatie, varie forme tumorali (leucemie, linfomi), sia per dermatosi localizzate - come dermatite atopica, orticaria, eczema, lichen planus, psoriasi, ma anche prurito agli arti inferiori in chi soffre d’insufficienza venosa. Esistono anche numerosi condizioni di prurito a carattere psicogeno, con manifestazioni sia locali sia generalizzate. Un’altra forma d’inquadramento è il prurito con cute integra o lesionata, per la quale è sempre bene rivolgersi al dermatologo. Dal momento che parte dei soggetti affetti da prurito necessitano di un inquadramento diagnostico, il consiglio è di rivolgersi al proprio medico curante quando si sospetti associazione tra il prurito e l’assunzione di farmaci o sostanze, quando si sospetti la presenza di un infezione o quando il sintomo si riveli molto persistente, particolarmente se associato a perdita di peso.

Prurito da secchezza cutanea: come descriverlo? Perché la pelle secca prude?
La pelle secca innesca un circolo vizioso che vede il prurito come un elemento sintomatico prima e causale in seguito. Si ritiene che il prurito sia inizialmente generato da fenomeni di alterazione della desquamazione tipici della condizione di secchezza cutanea e alla concomitante alterazione dell’assetto recettoriale delle cellule della pelle. In condizioni ottimali, lo stato superficiale della pelle tende a rinnovarsi nell’arco di 4 settimane circa. La carenza d’acqua tipica della pelle secca può ostacolare questo processo: i residui superficiali delle cellule, che generalmente si distaccano spontaneamente e gradualmente dal sistema, vanno incontro a rotture che portano all’aspetto screpolato e a irritazioni. Il prurito è un sintomo che porta chi è affetto a grattarsi, il che può causare un peggioramento della secchezza stessa.

Una certa tipologia di prurito è definita acquagenica. In cosa consiste?
Il prurito acquagenico è un fenomeno descritto solo recentemente (nei primi anni ottanta) e consiste in crisi di prurito d’intensità variabile in seguito al contatto con l’acqua. Numerose evidenze mettono in correlazioni questo fenomeno con un rilascio eccessivo di acetilcolina nella pelle a contatto con l’acqua (indipendentemente che sia dolce o salata): questo spiega perché, quando la sudorazione è incrementata, queste manifestazioni sono più frequenti. Tale condizione rientra in diagnosi differenziale con orticaria acquagenica. In alcuni casi, questo tipo di prurito può essere una manifestazione precoce di malattie sistemiche, quali alcune forme di policitemia che richiedono un inquadramento diagnostico e un’adeguata terapia medica; per cui è bene, quando questo tipo di fenomeno compare improvvisamente, rivolgersi al proprio medico per un piccolo check-up, giusto per escludere la presenza di condizioni patologiche rilevanti che possono esserne la causa. I trattamenti che hanno mostrato una certa costanza di efficacia non sono molti: tra questi citiamo antistaminici e antileucotrienici, l’uso di creme o di oli protettivi e lenitivi, prima e dopo il contatto con l’acqua. In alcuni soggetti la temperatura dell’acqua può essere una variabile sulla quale agire per limitare l’entità del disturbo.

Esistono rimedi “caserecci” per alleviarlo? Quanto possono essere validi?
Il prurito, come alcuni dolori, è oggetto di innumerevoli rimedi caserecci che in alcuni casi hanno una qualche efficacia, ma hanno il limite di non tenere nella giusta considerazione il fatto che in buona parte dei casi il prurito è un sintomo con meccanismi causali differenti, per cui è difficile proporre un approccio generalista. Inoltre, la maggior parte di questi rimedi si caratterizza per una limitata affidabilità della metodica, per via delle numerose variabili intrinseche a tali soluzioni. In linea di principio sarebbe auspicabile affidarsi a metodi sicuri e affidabili. Possiamo comunque citare alcuni rimedi “domestici”: in alcuni casi anche la sola acqua fredda, sia docce sia spugnature, possono alleviare il prurito, così come raffreddare le parti soggette a prurito con un getto freddo, una volta terminata la doccia. L’estratto di aloe è noto per le capacità antinfiammatorie e lenitive, così come il latte (in soggetti non allergici) con combinazioni di farina d’avena. Soluzioni con bicarbonato di sodio vengono impiegate per bagni e/o impacchi, donando in alcuni casi un certo sollievo.

Quali sono invece i prodotti studiati appositamente per lenire il prurito e riportare l’epidermide a una condizione ottimale? Che principi attivi devono contenere?
Esistono più prodotti studiati che leniscono il prurito cercando contestualmente di trattare le situazioni che ne favoriscono l’insorgenza e l’evoluzione. Per le condizioni legate a secchezza cutanea, dermatite atopica ed eczema è importante che il trattamento parta dalla causa a monte del prurito. Il trattamento lenitivo del prurito parte sin dalla detersione, con l’impiego di prodotti capaci di rispettare il delicato equilibrio idrolipidico della superficie cutanea e di contribuire a ricrearlo dove compromesso: questo è possibile - dove la secchezza è prevalente - con detergenti a base di Urea e Lattato. Là dove la condizione di secchezza cutanea è meno severa si possono adottare un olio bagnodoccia ricco di lipidi Omega compatibili con la composizione lipidica fisiologica e sostanze lenitive come il Polidocanolo, generalmente contenuto anche in creme e spray specifici lenitivi. Altri principi funzionali ad azione specifica sono il Licochalcone, un lenitivo estratto dalla radice di liquirizia che riduce l’infiammazione diminuendo la sintesi dei mediatori proinfiammatori, e l’estratto di Avena, che ha una lunga tradizione nell’uso lenitivo e idratante nelle irritazioni cutanee.
 

Dr.Pierluca D'Addetta
Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica
Il Dr. Pierluca D’addetta si occupa di Medicina e Chirurgia Estetica e Medicina del Benessere a Milano

 

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